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Ascoltando Salvo Palazzolo

Ascoltando Salvo Palazzolo

Abbiamo avuto il piacere di fare una breve intervista a Salvo Palazzolo prima dell' evento di questa sera curato da Steel Comunicare, Mutty e Libera contro le mafie presidio di Castiglione delle Stiviere. Un evento che abbiamo particolarmente a cuore, che ci ha visti attivi promotori nel voler discutere di una problematica così forte e attuale e presente anche nel nostro territorio. 

La passione per il giornalismo, l'antimafia e la forte necessità di verità sono i valori che emergono ascoltando il giornalista de La Repubblica, ma non solo...

 

La passione per il giornalismo è nata con te già da ragazzino o è maturata nel tempo? Cosa ti ha ispirato?

“Ricordo di essere entrato a 20 anni nello stanzone che ospitava la redazione del giornale L’Ora, mitico quotidiano del pomeriggio protagonista di tante battaglie antimafia. Andavo a trovare un amico. Rimasi folgorato da quell’atmosfera, tra il fumo di tante sigarette accese e il ticchettio nervoso delle macchine per scrivere. Era il 1990, sembra un secolo fa. Probabilmente, all’epoca, senza Internet, i cronisti stavano più per le strade, a raccontare le storie della città. Questa dimensione della ricerca e del racconto mi ha sempre affascinato”.

 

Il ricordo più nitido, indelebile, di questi anni sulle barricate?

“Il pomeriggio del 19 luglio 1992. Rimasi due ore a vagare fra i corpi dilaniati e le macerie di via d’Amelio. E non riuscii a prendere neanche un appunto sul mio taccuino. Non riuscivo a capire da dove iniziare a raccontare quella storia terribile attorno ai cadaveri di Paolo Borsellino e degli agenti della sua scorta”.

 

Cosa significa vivere la tua scelta professionale, in termini di rinunce e rischi?

“La più grande rinuncia è non conoscere la verità sui tanti delitti eccellenti del nostro Paese. Ma non mi rassegno. Tutti i cronisti di Palermo non si rassegnano, continuano a cercarla questa verità, raccontando ogni giorno chi prova a ricostruirla: magistrati, investigatori, familiari delle vittime, ma anche tanta gente comune. Per fortuna, oggi sono davvero in tanti a impegnarsi per fare luce sulle pagine più buie della nostra storia recente”.

Che cosa ritieni più pericoloso e difficile da combattere oggi rispetto al passato?

“I capimafia di cui scrivo, i capimafia responsabili delle stragi del 1992, sono in carcere, ma detengono ancora una grande forza, quella dei loro segreti. I segreti sulle complicità del passato, sui tesori ancora non sequestrati. Questi segreti custodisce anche l’ultimo grande capo mafioso in latitanza, Matteo Messina Denaro, che sembra imprendibile dal 1993, nonostante una condanna all’ergastolo per le stragi di Roma, Milano e Firenze. Sono quei segreti che rendono Cosa nostra ancora pericolosa per le sorti del nostro Paese”.

 

Ci sono momenti di sconforto e isolamento nello svolgimento della tua delicata professione, a che pensieri e azioni ti affidi per superarli?

“Lo sconforto più grande è non riuscire a raccontare quello che accade attorno a me, perché la società cambia in fretta e invece spesso i giornalisti restano indietro, ancorati a schemi interpretativi ormai inadeguati. Siamo la generazione di Internet, che corre veloce e poco si ferma ad approfondire. Per fortuna, nelle nostre città, ci sono tante persone coraggiose che ogni giorno non smettono di lottare per i loro progetti, piccoli e grandi. Queste persone andrebbero raccontate. Così emergeranno nuove idee e speranze per il nostro Paese. Ecco cosa direi a un amico più giovane: trova il modo di raccontare cosa accade attorno a te. Nel modo che più ti piace. Scoprirai grandi emozioni da comunicare”.

 

BIOGRAFIA

Salvo Palazzolo, 44 anni, giornalista, lavora a Palermo per il quotidiano “la Repubblica”. Dal 1992 scrive di mafia, ha seguito le più importanti inchieste e i processi contro boss mafiosi e i loro insospettabili complici. E’ autore di diverse pubblicazioni sul tema. Ricordiamo, Il codice Provenzano (Laterza, 2007) con il magistrato Michele Prestipino; Scacco al re, la cattura di Provenzano con Claudio Canepari e Piergiorgio Di Cara (Einaudi, 2008); I pezzi mancanti. Viaggio nei misteri della mafia, (Laterza 2010). Nel 2013, la signora Agnese Borsellino le ha affidato il suo ultimo racconto, sulla sua vita accanto al giudice Paolo: è nato Ti racconterò tutte le storie che potrò, edito da Feltrinelli. Di recente, Palazzolo ha raccolto la testimonianza del pubblico ministero Nino Di Matteo, insieme hanno scritto Collusi, perché politici, uomini delle istituzioni e manager continuano a trattare con la mafia (Bur Rizzoli).

I libri di Salvo Palazzolo sono tradotti in Francia, Svizzera, Olanda e Grecia. E’ fra gli sceneggiatori di alcune docu-fiction andate in onda su Rai Tre: Scacco al re, la cattura di Provenzano; Doppio gioco, le talpe dell’antimafia; Le mani su Palermo (tra i vincitori del premio Ilaria Alpi).

 

Intervista di Elena Pellegrini a Salvo Palazzolo

Fotografia di Elena Pellegrini

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